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a personal flow of consciousness - by - Matteo Brunati

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E’ cioè possibile individuare una sorta di ritorno dell’investimento (ROI = Return on investment) che enti e aziende possono abbondantemente avere attivando un progetto accessibile, tanto più che le nuove caratteristiche del web collaborativo e partecipativo (Web 2.0) e quello che sarà il web del futuro (web semantico) rendono pressoché indispensabile un progetto che rispetti rigorosamente gli standard internazionali di programmazione, e in particolar modo le linee guida sull’accessibilità. Fabrizio Caccavello Float Left: SMAU 2009: workshop in una sala openspace e tutto esaurito
The Machine is much, but it is not everything. I see something like you in this plate, but I do not see you. I hear something like you through this telephone, but I do not hear you. Wikinomics» Blog Archive » Welcome to the machine (via denoviweb)
Data.gov is built with semantic web technology, which will enable the data it offers to be drawn together into links and threads as the user searches. “During a typhoid outbreak in the nineteenth century a doctor plotted where outbreaks occurred and traced the disease back to one well,” explained Professor Shadbolt. “With data.gov we will also be able to look for patterns.” Prof Shadbolt also expects that visitors to data.gov will want to make their own mash-ups from the information available. BBC NEWS | Technology | Government opens data to public
US citizens can either view the data completely raw, or they can access widgets and other tools provided by the site to create their own charts, maps or snapshots of specific information. The British cabinet was briefed in September about data.gov’s ambition to be a one-stop-shop for data collected by the government. At the moment a very early beta version is accessible only by a select group. Prime Minister Gordon Brown has voiced his support, and Professor Shadbolt told the BBC he was hopeful that it would “survive” a change of government. Only anonymous data will be made available - there will be no personal information included. BBC NEWS | Technology | Government opens data to public

You-Centric: The Future of Browsing on Vimeo (via Vimeo)

Là dove il Guardian ha dovuto fermarsi, è partita l’avventura dei blogger e degli utenti di Twitter. In pochissime ore, attraverso l’intreccio e l’investigazione di messaggi, vecchi articoli, fonti e commenti, nell’arena della comunicazione collettiva sono emersi i nomi dei responsabili dell’ingiunzione: dalla società Trafigura allo studio legale Carter Ruck. Ciò che doveva rimanere nascosto è diventato l’argomento del giorno nel cyberspazio, discusso e commentato in centinaia di blog e siti d’informazione, oltre che sui social network. E martedì pomeriggio, Carter Ruck ha fatto marcia indietro, permettendo al Guardian di pubblicare i dettagli della storia. “Grazie a Twitter e ai suoi utenti per il fantastico supporto dato nelle ultime 16 ore”, ha commentato Runsbridger, sempre con un tweet. “Una grande vittoria per la libertà di parola”. Oltre che nel tracciare nuovi possibili percorsi di collaborazione tra il mondo dell’informazione tradizionale e quella 2.0, la vicenda Trafigura ha riportato alla luce anche l’insofferenza della comunità online di fronte a qualsiasi forma di limitazione e censura alla circolazione di informazioni ritenute di pubblica utilità. E la capacità – sempre più rapida ed efficace – di contrastare, aggirare e abbattere queste limitazioni. “E’ come se fosse un impulso naturale, diffuso tra gli utenti del Web”, ha detto Padraig Reidy di Index on Censorship Magazine. “Appena viene detto loro che non possono sapere qualcosa, vanno subito a caccia dei dettagli”. E molto spesso, li trovano. Confermando il crescente potere di una miscela (quella tra l’agire collettivo e le nuove tecnologie di comunicazione) che sta provando a ridefinire a colpi di “tweet” non solo il mondo del giornalismo e dell’informazione, ma anche i rapporti di forza tra società pubblica, imprese private, istituzioni Quando Twitter rintraccia e rivela l’informazione proibita - LASTAMPA.it

Lavorare in rete, il segreto dell’auto-organizzazione (Enzo Rullani)

ecosistema20pulsar:

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Le persone e le imprese – specialmente le persone e le imprese senza potere – hanno imparato a fare senza apriscatole, immergendosi nella complessità crescente e cercando anzi di imbrigliarla. Lo hanno fatto sfruttando appieno le capacità della mente umana, che nella storia si è modellata sulla gestione della complessità e che solo da poco – in era moderna – ha cercato di ridurre l’arte del pensiero complesso a calcolo meccanico, iper-semplificato. E lo hanno fatto mettendosi in rete. Nessuno ormai – da solo – ha le competenze, la visione e la capacità di assumere rischi che servono per esplorare la complessità, navigando in un mare dove la varietà, la variabilità e l’indeterminazione sono destinate ogni anno a crescere. E dove gli spazi del controllo e della previsione diventano sempre più ristretti e precari, dovendo essere difesi da un fiume in piena che continuamente minaccia di rompere gli argini.

[…]

Calcolare ed eseguire certo serve ancora. Ma non basta. Lavorare in rete è un’altra cosa. Lavorare in rete significa accettare di dipendere da altri che a loro volta dipendono da te. In questa condizione di interdipendenza c’è sicuramente materiale per un potenziale conflitto; ma c’è anche la possibilità di inventare significati, esperienze, regole che permettano alle persone di modificare il contesto della loro interdipendenza, facendolo evolvere in forme gestibili, utili, rispetto alle loro esigenze.
Al contrario del mercato e della gerarchia, che rimandano a regole superiori, fissate da qualche autorità superiore, la rete è autoorganizzazione. E’ capacità di costruire la trama delle relazioni tra i soggetti che percepiscono l’interdipendenza come minaccia ma anche come risorsa possibile. La rete funziona se le persone immaginano alternative che eccedono l’esistente, ci credono, le comunicano agli altri e li convincono della loro esistenza e validità. La rete è il sostegno del cantiere che costruisce il mondo in cui quelle persone andranno ad abitare, modificando insieme se stessi e i problemi che devono risolvere.

Essere in rete significa dare agli altri il potere di cambiare il mondo comune in cui siamo chiamati ad abitare. E sapere che, in una certa misura, lo stesso potere lo abbiamo anche noi, nei loro confronti. La rete è una potente leva per trasformare la nostra reciproca debolezza in una forza potente: l’intelligenza collettiva che cambia, anche per nostra iniziativa, il contesto dei problemi su cui stiamo lavorando, aprendo nuove alternative che dipendono dagli altri e che gli altri ci rendono accessibili.
La rete è la premessa di una condivisione responsabile: non ci garantisce il risultato, ma ci dà delle responsabilità, ci impegna. La tecnologia, compresa la macchina da caffé, ci avvicina, provocando spesso qualche crash, più o meno involontario. Ma è l’intelligenza che – responsabilizzandoci – rende questo avvicinamento una condizione produttiva, capace di generare valore. Economico e non.

Ma c’è differenza?

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