Là dove il Guardian ha dovuto fermarsi, è partita l’avventura dei blogger e degli utenti di Twitter. In pochissime ore, attraverso l’intreccio e l’investigazione di messaggi, vecchi articoli, fonti e commenti, nell’arena della comunicazione collettiva sono emersi i nomi dei responsabili dell’ingiunzione: dalla società Trafigura allo studio legale Carter Ruck. Ciò che doveva rimanere nascosto è diventato l’argomento del giorno nel cyberspazio, discusso e commentato in centinaia di blog e siti d’informazione, oltre che sui social network. E martedì pomeriggio, Carter Ruck ha fatto marcia indietro, permettendo al Guardian di pubblicare i dettagli della storia. “Grazie a Twitter e ai suoi utenti per il fantastico supporto dato nelle ultime 16 ore”, ha commentato Runsbridger, sempre con un tweet. “Una grande vittoria per la libertà di parola”. Oltre che nel tracciare nuovi possibili percorsi di collaborazione tra il mondo dell’informazione tradizionale e quella 2.0, la vicenda Trafigura ha riportato alla luce anche l’insofferenza della comunità online di fronte a qualsiasi forma di limitazione e censura alla circolazione di informazioni ritenute di pubblica utilità. E la capacità – sempre più rapida ed efficace – di contrastare, aggirare e abbattere queste limitazioni. “E’ come se fosse un impulso naturale, diffuso tra gli utenti del Web”, ha detto Padraig Reidy di Index on Censorship Magazine. “Appena viene detto loro che non possono sapere qualcosa, vanno subito a caccia dei dettagli”. E molto spesso, li trovano. Confermando il crescente potere di una miscela (quella tra l’agire collettivo e le nuove tecnologie di comunicazione) che sta provando a ridefinire a colpi di “tweet” non solo il mondo del giornalismo e dell’informazione, ma anche i rapporti di forza tra società pubblica, imprese private, istituzioni
Quando Twitter rintraccia e rivela l’informazione proibita - LASTAMPA.it
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